Author Archives: SIPE

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In bicicletta nelle Terre d’Acaia. Via delle Risorgive

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Nell’ambito del progetto di recupero del sedime della ex ferrovia Airasca – Moretta, grazie ai fondi investiti nel Piano Territoriale Integrato, il territorio ha ora a disposizione una grande risorsa che unisce i Comuni di Airasca, Scalenghe, Cercenasco, Vigone, Villafranca e Moretta.

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Il comitato spontaneo nato dalla collaborazione fra le associazioni del territorio sta cercando di promuovere la pista ciclabile oltre che su scala locale anche su scala regionale e olte. Si è rilevato che la pista ciclabile è altamente utilizzata non solo dai cittadini dei comuni toccati, ma da molti utenti provenienti anche da molto lontano.La pista ciclabile è già stata inserita all’interno dei percorsi promossi da diversi tour operator nelsettore della viabilità sostenibile e del cicloturismo.

Alla pista è stato dato il nome di Via delle Risorgive. Visitate il sito dedicato per essere sempre aggiornati sulle attività promosse dai Comuni e dalle associazioni del territorio e, se siete interessati, scaricate la brochure informativa.


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App turistiche. A spasso per Cavour

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La Pro Loco di Cavour, attivissima nel promuovere il territorio comunale, oltre a realizzare un portale dedicato ai monumenti del territorio, ha rilasciato una app per smartphone che permette di avere a portata di mano una mappa non solo degli itinerari ma anche delle numerose iniziative locali.

Qui il link per scaricarla

Sempre la Pro Loco ha realizzato un ottimo video promozionale


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App turistiche. La strada delle mele

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stradadellemeleappIl portale “stradadellemele,it” ha realizzato una app per Android e Iphone dedicata ai percorsi delle ciclostrade che attraversano la zona di coltivazione rappresentata dai Comuni di Pinerolo, Cavour, Osasco, Macello, Garzigliana, Campiglione Fenile, Bibiana, Lusernetta, Luserna San Giovanni, Torre Pellice, Bricherasio, San Secondo di Pinerolo, Prarostino, Frossasco e Cumiana.

Troverete tutte le indicazioni per visitare le Aziende, acquistare la frutta, oltre a Ristoranti, Alberghi, Bed and Breakfast, servizi utili al viaggiatore ed al ciclista.

Qui sotto trovi il codice QR da fotografare per scaricare direttamente l’app sul tuo smartphone o tablet sia Android sia Apple.

QRcodestradadellemele

 


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Definite le zone omogenee dell’area metropolitana torinese

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Non è una notizia turistica, ma riguarda da vicino la pianificazione territoriale e i progetti di sviluppo intercomunali. Sono state ufficialmente definite, nell’assemblea del 14 aprile 2015, le zone omogenee dell’area metropolitana. Sono sostanzialmente tre quelle che ci riguardano. Ecco il documento completo.

Scarica da questo link il documento “Zone omogenee”


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Pinerolo da scoprire

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Un magnifico filmato per apprezzare la monumentalità e la bellezza di Pinerolo, del suo centro storico e dei monumenti che accoglie.


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La dispensa descritta

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sarasUn territorio dove c’è molto da gustare e raccontare. Anche se, spesso, non lo sappiamo o, peggio, non sappiamo comunicarlo. In tempi in cui la gastronomia ‘corre’ sul filo immediato dei mezzi di comunicazione più veloci, dove il cibo può essere un valido strumento per la conoscenza e la promozione del territorio, dove esso stesso è cultura e elemento di appeal turistico, tale aspetto non è cosa da sottovalutare. È il lavoro del portale ‘Terre d’Acaia”, che si propone di ‘far cultura’ con l’agroalimentare di quest’area.

C’è un interessante lavoro di riscoperta e mappatura da fare. E c’è un team che sta facendo un egregio lavoro, sia sull’ambito gastronomico che agroalimentare e storico.

Baciaje2 Un tassello importante è la partenza, su ‘Vita Diocesana’, di una rubrica sul buon cibo. Ed è importante, in un anno strategico per la promozione dell’agroalimentare e dell’enogastronomia made in Italy nel mondo. L’anno di Expo, che inizia tra meno di quattro mesi. E, allora, ecco la nostra nuova rubrica di cose buone da scoprire e assaggiare. Ci mancava.

E si vale del contributo di un amico collega giornalista, Jacopo Fontaneto, firma gastronomica di importanti settimanali nazionali ed internazionali.

Jacopo FontanetoHa accettato di darci una mano e, da oggi, ‘Vita Diocesana’ e ‘Terredacaia.it’ hanno una rubrica tutta sua da leggere e gustare. Più interattiva di così…. Il tutto, ovviamente, in salsa pinerolese, con qualche incursione da altre aree vicine e meno vicine del nostro Piemonte. Perché è importante ‘fare sistema’, in una regione che, dai vini, ai salumi, al riso, agli agnolotti, alle ricotte, ai formaggi d’alpeggio, fa dell’eterogeneità gastronomica il suo vero punto di forza. A voi il resto. Leggere, commentare, proporre e, soprattutto, portare in tavola!


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Il progetto Terre d’Acaia

Nel mese di settembre 2014, il progetto Terre d’Acaia è stato presentato ufficialmente a Cavallermaggiore (CN), in occasione del convegno regionale organizzato dalle UNI3 Piemontesi


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Restyling e nuove strategie

Superata la fase sperimentale, Terredacaia si prepara a cambiare veste grafica e contenuti. Per alcuni giorni il sito sarà oggetto di manutenzione. Presto, saremo nuovamente in linea con contenuti aggiornati e orientati alla valorizzazione turistica, con servizi online e possibilità di prenotare visite ai monumenti.


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L’aeroporto di Airasca

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Ci sono ad Airasca molte persone che si ricordano ancora dell’esistenza dell’aeroporto, ma tante altre che non ne hanno affatto conoscenza. Se pure l’aeroporto si trovava materialmente nel territorio di Airasca, le sue strutture e le sue vicende hanno interessato notevolmente anche Scalenghe e in particolare la frazione Viotto. Le poche notizie disponibili derivano da un volumetto di Ferdinando Pedriali intitolato “Il Campo di Aviazione di Airasca”, pubblicato nell’anno 2004, di difficile reperibilità.

Il campo di aviazione si trovava nel sito attualmente occupato dalla ex Riv-SKF, quindi adiacente alla SS 23 e al territorio di Scalenghe. La sua costruzione cominciò nel 1936, ma il campo rimase pressoché inutilizzato sino al maggio 1940, ossia sino all’imminenza della dichiarazione di guerra alla Francia. A quel punto vi fu dislocato uno stormo di aerei da caccia Macchi Mc200 e per ospitare gli avieri e gli addetti vennero requisite alcune case in Airasca e dintorni (cascine Borda, Vicendette e Torretta e castello di Airasca).

La rapida fine della guerra contro la Francia lasciò di nuovo inutilizzato l’aeroporto per tutto il 1941 e 1942. Ma dal 1943 i massicci bombardamenti degli aerei alleati, che partivano dalle basi in nord Africa per bombardare l’Italia meridionale e centrale, imposero alle forze dell’Asse di spostare i propri aerei sempre più a nord e così anche il campo di aviazione di Airasca, che di fatto divenne una base della Luftwaffe, tornò utile. Qui furono stanziati bombardieri Ju88 che decollavano per bombardare i convogli alleati impegnati nello sbarco in Sicilia. Dopo l’armistizio i tedeschi iniziarono lavori di miglioria e potenziamento del campo, quali ad esempio la pavimentazione della pista con traversine di legno, la costruzione del bunker, la costruzione del deposito carburanti al bivio Botteghe. Ma altri lavori intrapresero i tedeschi nell’inverno 1943-44, lavori che interessarono tutta la zona e le cui vestigia in parte sono ancora visibili.

Prima fra tutte la costruzione di una pista in cemento in regione San Bernardo nel comune di Buriasco, poi quella di un bunker nei pressi di Airasca e infine quella di numerosi ricoveri per gli aerei sparsi nel territorio intorno a Viotto, fra Airasca, Buriasco e Appendini. Vista l’importanza assunta dall’aeroporto e dalle sue strutture, tutta la zona fu oggetto di violenti attacchi aerei degli Alleati, specialmente nel mese di agosto del 1944, finchè venne poi abbandonato poco prima della fine delle ostilità nella primavera del 1945.

Oggi si possono ancora vedere alcune tracce di quello che è stato. Ad esempio ci sono i resti del bunker a nord-est dello stabilimento ex Riv, in regione Vicendette, mentre è ben visibile la pista di cemento a Buriasco, così come un ricovero degli aerei in regione Mombello (si vede a sinistra dalla strada che va verso Appendini). Ve n’era uno anche a Viotto, nel campo fra il bocciodromo e la cascina Roccia, poi uno ai Raineri, a Murisenghi, alla Trotta, a Campofiorito, alla Cappona, a Rivasecca.

Racconta il proprietario dell’agriturismo Il grande vecchio: “Ricordo che mio nonno nei primi anni ‘50 acquistò un pezzo di terra all’angolo dell’incrocio al bivio Botteghe, proprio dove c’era il deposito dei carburanti e qui vi costruì la sua casa, utilizzando anche materiali provenienti dalla pista di Buriasco che con pazienza e fatica andava a caricare e trasportava sino a Viotto. Quando nel 2001 ristrutturai la casa, sotto l’intonaco ho ritrovato quei blocchi di cemento certo non molto idonei ad una costruzione, ma almeno più rasserenanti che non sotto le ruote degli aerei da guerra.”

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Cartolina stampata nel 1913 in occasione della Consacrazione della nuova parrocchiale accompagnata dalle effigi di coloro che ne vollero la realizzazione, monsignor Giovanni Battista Rossi, allora vescovo di Pinerolo, e il teologo Don Paolo Losano, primo parroco

Luserna. Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù

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Il 15 Agosto 1913 venne consacrata la Nuova Chiesa Parrocchiale degli Airali a Luserna S. Giovanni, dedicata al Sacro Cuore di Gesù.< Cartolina stampata nel 1913 in occasione della Consacrazione della nuova parrocchiale accompagnata dalle effigi di coloro che ne vollero la realizzazione, monsignor Giovanni Battista Rossi, allora vescovo di Pinerolo, e il teologo Don Paolo Losano, primo parroco Cartolina stampata nel 1913 in occasione della Consacrazione della nuova parrocchiale, accompagnata dalle effigi di coloro che ne vollero la realizzazione, monsignor Giovanni Battista Rossi, allora vescovo di Pinerolo, e il teologo Don Paolo Losano, primo parroco[/caption]

Una mastodontica costruzione in mattoni e pietra, scolpita e plasmata – nelle parti esteriori di facciata – con spesse decorazioni, in parte geometriche (cruciformi e a figure euclidee) e in altri casi vegetali, eseguita nelle tipiche forme solide e grevi di quel caratteristico periodo di inizio del Novecento che sviluppava le immagini di tendenza epocale della recente trasformazione modernistica della prima avanguardia architettonica internazionale del Liberty in una attualistica rielaborazione medievale.

Il progettista fu il giovane ingegnere-architetto Giuseppe Momo di Vercelli, che agli inizi della sua carriera fu attivo al fianco dei maggiori esponenti del Liberty torinese; per la sua chiesa egli trasse evidente ispirazione da edifici noti della sua epoca, e non obbligatoriamente ecclesiastici, quali l’Aquarium di Milano di Giuseppe Sebastiano Locati (del 1903/05-06) o il Cimitero Monumentale a Bergamo di Ernesto Pirovano (del 1897/1900-13); Momo fece soprattutto riferimento alle immagini del grande protagonista dello Stile Liberty italiano Giuseppe Sommaruga, la cui evoluzione formale procede dalla ancora decadentistica Cappella Funeraria Biffi nel Cimitero di Galliano a Eupilio (compiuta nel 1898-99) e si conclude con l’Albergo ‘Tre Croci’ al Campo dei Fiori sopra Varese (1907-12), passando per le decorazioni plastiche delle realizzazioni milanesi del Palazzo Castiglioni (1900/01-1903) e della Villa Romeo (adesso Clinica Columbus, del 1911-13).

Un progetto di tutta attualità, dunque, a dispetto di ogni deviante apparenza storicistica che lo vuole rimandare a modelli più antichi, che il suo disegnatore ha concepito ed eseguito un secolo fa, elaborandolo tra il 1905 ed il 1906 e realizzandolo nel 1908/09-13. La costruzione risalta ed emerge, nel tessuto urbano ancora fortemente ottocentesco del capoluogo lusernese, come elemento distinguibile e strepitoso (descritto infatti, ancora nel 1948, dal suo secondo parroco – il canonico Don Giovanni Battista Canavese – quale severo fabbricato che «Domina solenne su tutti gli altri edifizi e fortemente si impone all’ammirazione del visitatore»), del tutto isolato ed insolito rispetto agli esemplari della precedente esperienza valligiana.

A quell’epoca, infatti, la parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù è indubbiamente un elemento estraneo, per le sue volumetrie e le forme elaborate e massicce, a confronto dei tradizionali caseggiati di carattere contadino, o primo-operaio, che componevano il semplice ed elementare paesaggio edilizio cittadino. Nella sua realtà esecutiva, tuttavia, il progetto del Momo, benchè gratuitamente tracciato dall’architetto e costruito con parsimonia economica, ha subito diverse traversie di itinerario procedurale; ciò ha comportato l’attuazione di versioni varianti di progressivo adattamento, mantenendo comunque intatta la versione originaria dell’organismo iniziale, e le cui vicissitudini sono riscontrabili negli Archivi del Comune e della Parrocchia e nelle notizie dei giornali di quel periodo.

Piazza degli Airali nel 1904, prima dell'edificazione della nuova parrocchiale

Piazza degli Airali nel 1904, prima dell’edificazione della nuova parrocchiale

Voluta dall’autorità ecclesiastica di Pinerolo per la consistente crescita dei fedeli cattolici lusernesi, il cui numero aveva da tempo superato quello dei residenti valdesi secolarmente attestati nella località valliva del Pellice, l’esecuzione dell’edificio agli Airali è stata sostenuta dal Vescovo di Pinerolo Giovanni Battista Rossi, con l’appoggio attivo di don Gaudenzio Losano (studioso di diritto canonico e teologo stimato), che della nuova parrocchiale lusernese è diventato il primo titolare.

Addirittura al 1901 risale la decisione di erigere la chiesa airalese, richiesta, come riporta lo storico locale Celeste Martina nel suo studio edito nel 2013, tramite una «petizione di 213 famiglie del Capoluogo con 1006 componenti»; soltanto nel 1905 si riuscì, però, ad acquisire il terreno su cui edificarla, ed unicamente nel 1908 vennero iniziati i lavori di costruzione, interrotti e quindi ripresi nel 1909 a causa di continui rimandi per stridenti contrasti sorti tra la Curia e le autorità comunali di Luserna.

I lavori di edificazione, dopo avere ottenuto le necessarie autorizzazioni definitive, durarono un triennio, terminando nel 1913, e lasciarono sul terreno stabilito quel caratteristico organismo che tuttora si può vedere, rimasto intatto nella sua primigenia concezione volumetrico-spaziale.

La modernità della chiesa è riscontrabile dalla semplicità lineare delle partiture interne, nitide e lisce, senza decorazioni, che procurano alle navate una particolare luminosità formale, ed alla quale egregiamente contribuiscono le vetrate limpide e fortemente cromatizzate composte su disegno del Momo dal vetrista Albano Macario, che le pose in opera nel 1923.

Tra le curiosità esecutive del nuovo contesto ecclesiale, insieme con le opere parrocchiali di assistenza e ricreazione disposte su due ampi cortili laterali, si riscontra una più modesta presenza scultoreo-utilitaria collocata sul piccolo sagrato. Si tratta di una fontana composta da una brocca versante acqua dentro una vasca squadrata, sagomata ad incavo conchigliare, scolpita interamente in un blocco unico di pietra, realizzata nel 1984-85 dal varesino Francesco Chiantore, divenuto imprenditore e scalpellino a Luserna, nonché scultore e “artigiano del marmo”. Una scultura puristica, quasi di spontaneo riferimento formale alla tonda maniera levigata di Felice Casorati, che appare in una metafisica timidezza rispetto all’incombente imponenza volumetrica della Chiesa che le incombe vicina; con una figurazione ridotta che si ricollega alle lettere alfabetiche scolpite in facciata sulla lunga fascia ornamentale dell’ingresso, riportanti in caratteri maiuscoli (SCGN) la dedicazione del tempio al Sacro Cuore di Gesù Nazareno, che stanno ad indicare il vero nome completo di questo edificio.

La fontana del sagrato (Chiantore, 1984-1985)

La fontana del sagrato (Chiantore, 1984-1985)

Corrado Gavinelli

Vita Diocesana Pinerolese


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