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Terre d’Acaia può diventare uno dei marchi di fabbrica territoriali più rilevanti del Piemonte e non solo

Pubblichiamo, per gentile concessione de Il Monviso settimanale, l’intervista a Giacomo Bottino a cura di Marco Margrita sul progetto Terre d’Acaia.

Lunedì 25 febbraio 2019, l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, in collaborazione con Ucid e Mcl Piemonte, ha presentato la Lettera pastorale del Vescovo mons. Derio Olivero al mondo imprenditoriale pinerolese, dal tema il “Civismo dei produttori”, nel corso del quale è stata illustrata la proposta di

Costruire un “Atlante dei Valori Territoriali”, per lanciare le Terre d’Acaia

Intervista a Giacomo Bottino, operatore culturale che ha concretizzato questa metodologia in grandi progetti territoriali

La presentazione della lettera pastorale di mons. Derio Olivero al mondo imprenditoriale è un altro tassello nella concretizzazione, mettendo in rete le forze attive delle nostre comunità, del progetto “Terre d’Acaia”. Queste, nelle intenzioni dell’Upsl, dovrebbero dotarsi di un loro “Atlante dei Valori Territoriali”. A illustrare questo strumento è stato chiamato Giacomo Bottino.

Progettista e operatore culturale, è stato direttore del Teatro Giacosa di Ivrea e della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte. Dal 1990 al 1999 ha ricoperto i ruoli di consigliere e assessore della Provincia di Torino. Come autore teatrale e televisivo ha scritto nel 2008 (con Daniele Salvo) il testo di “In un volto che ci somiglia – Viaggio nella Costituzione”, spettacolo celebrativo del 60° anniversario della Carta costituzionale, interpretato da Luca Zingaretti, Paola Cortellesi, Umberto Orsini e Monica Guerritore.

Ha tradotto dal francese “La Divina Sarah” di John Murrell e Érich-Emmanuel Schmitt, attualmente in tournée nei teatri italiani, con protagonisti Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci.

Dal 2018 è direttore progettuale della Fondazione Pacchiotti di Giaveno.

“Il progetto “Atlante dei Valori Territoriali” venne dibattuto, proprio su iniziativa dell’allora assessore alla pianificazione territoriale della Provincia di Torino, Giacomo Bottino, nel convegno “Geografie del Paesaggio” (Castello di Masino, 1995). Su questa base tematica e metodologica sono stati realizzati dallo stesso Bottino, in qualità di direttore artistico-culturale, il progetto “Parco Culturale del Canavese” (2014); il progetto “Le Montagne del Fare Anima”, ideato per il territorio delle Montagne Olimpiche (2005-2006). Attualmente l'”Atlante dei Valori Territoriali” è uno degli assi portanti del progetto, avviato a giugno 2018, del “Parco turistico-culturale di Giaveno e della Val Sangone””.

1) Cosa s’intende per “Atlante dei Valori Territoriali” e che ruolo può giocare nel consolidare la progettualità “Terre d’Acaia”?

Si tratta di uno strumento d’indagine, conoscenza e progettualità, dotato di uno sfondo culturale legato al pensiero del ‘900 e contemporaneo. Mi riferisco innanzitutto alla “scuola territorialista” sviluppatasi e fiorente anche nel nostro Paese: un approccio ecocompatibile ai problemi indotti dai meccanismi autoreferenziali e invasivi della crescita e dello sviluppo. Vi è poi la “filosofia del paesaggio”, che considera giustamente il territorio la più grande opera realizzata dall’umanità: è “il volto che ci somiglia”, che Carlo Levi traeva dall’osservazione del paesaggio italiano, multiforme e storicamente stratificato.

Inoltre, va considerata la cosiddetta “geofilosofia”, alla cui elaborazione Massimo Cacciari ha dato un apporto fondamentale: il pensare la terra, nell’epoca della globalizzazione e del trionfo della tecnica, come terapia per affrontare i problemi della perdita di radicamento, di memoria culturale, di identità individuali e collettive, di tradizioni e orientamenti etici. E in ultima analisi per rifondare la politica.

Tutto questo per dare consapevolezza al fatto che il territorio si colloca, come è stato detto, nel tempo lungo della storia: ha la concretezza, la durezza che garantisce una durata nel tempo e la solidità che lo contrappone al “mondo liquido” diagnosticato da Bauman. 

Detto in questi termini, mi rendo conto che la realizzazione di un Atlante dei Valori Territoriali possa sembrare una fumisteria un po’ cervellotica. Ma non è così, perché anche il “mondo piccolo”, in cui Guareschi ha ambientato le storie di don Camillo e Peppone, traeva un senso dal “mondo grande”, dalla vastità degli orizzonti di pensiero delle ideologie contrapposte.

Da questa angolazione, una mappa, che consenta di individuare i valori di lunga durata di un ambito territoriale metodologicamente circoscritto, rappresenta la base di lancio di progetti diversificati, ma tenuti insieme da una stessa finalità e ispirazione: ad esempio, la ricostruzione realistica dell’identità di una regione storica piemontese, come le Terre d’Acaia, per dare luogo ad un brand, un marchio di appartenenza e di qualità utile alla promozione di un contesto di notevole significato della provincia di Torino.

2) Un simile strumento come può e deve essere tenuto presente nel dipanare una mission per un territorio?

Da tempo è in atto un processo, nel quadro dell’economia del turismo, che tende a creare una sorta di “mercato dei territori”, soprattutto in chiave culturale ed enogastronomica.

Interpreto questo processo come un fatto positivo, come un meccanismo virtuoso, perché il mercato in quanto tale, se non è dominato da logiche di sfruttamento, rappresenta una straordinaria opportunità per generare ricchezza condivisa. Il mercato, in altre parole, è un fatto culturale. In questo senso, mi piace prendere a prestito la definizione che Diderot dava della cultura: “un emporio per il commercio reciproco delle idee”.

L’Atlante dei Valori Territoriali è da intendersi come la carta costitutiva, lo statuto di questo metaforico emporio. Serve, in altre parole, per correggere lo sbilanciamento, tipicamente novecentesco, costituito dal consumo del suolo da parte di una concezione totalizzante e selvaggia dell’urbanizzazione.

La correzione di questo squilibrio rimette in moto energie sorgive come quelle dell’agricoltura e della biodiversità, del patrimonio artistico e creativo. Sono queste le risorse originali poste in risalto nel progetto “Terre d’Acaia”, risorse da offrire alla vasta platea dei turisti e dei viaggiatori, ma anche dei nativi e dei residenti. In Francia da alcuni decenni a questa parte circola una definizione: “mettere in desiderio il territorio”.

A questa linea di azione mi sembra si conformi la mission di “Terre d’Acaia”.

3) Come si giunge alla compilazione di questo Atlante?

Vi si giunge partendo dalla consapevolezza che il territorio è corale e i suoi valori sono le singole voci del coro: pensare al territorio come a una partitura musicale mi pare un’immagine non solo suggestiva, ma di alto contenuto creativo ed etico.

Perché il territorio è un fenomeno complessivo, polifonico, ma anche particolareggiato: un ambito di individualità eccezionali, di avvenimenti che ne hanno segnato il percorso nei secoli, di capacità nel fare e nel produrre, che si sono concretizzate nella nobile attività di tanti agricoltori, artigiani, operai e imprenditori. Questo per dire che, se il territorio è un coralità di valori, occorre rispecchiarlo in una mappa che sia una visione del mondo o di quel mondo specifico da mettere in desiderio.

Una geografia delle qualità locali, che sarà realizzata dall’intelligenza collettiva di un gruppo di ricercatori e progettisti, attraverso sopralluoghi, interviste, raccolte di idee, con l’obiettivo di trasformare queste “materie prime” in progetti fattibili e utili alla creazione di nuove occasioni di lavoro.

4) Come può dare maggior solidità alla suggestione delle “Terre d’Acaia”?

A mio avviso, la solidità può derivare soltanto dal rendere “Terre d’Acaia” un progetto permanente, un laboratorio che prende vita per continuare a vivere e costruire il futuro sociale ed economico della sua area di riferimento. Dovrà essere mosso da uno spirito di impresa, di istituzione sensibile e permeabile a tutto ciò che di spontaneo e innovativo arriva da fuori. E rimanere sempre aperto, sempre “sul pezzo”, come la fabbrica di una cattedrale. L’Atlante, al servizio di questo progetto, ne deve avere le stesse caratteristiche.


5) Il vescovo ha dimostrato grande attenzione alla questione della bellezza. Una grande dimenticata in un Paese come l’Italia che potrebbe / dovrebbe considerarla il proprio petrolio. Come la politica locale e il sistema delle realtà culturali sono chiamate a rapportarsi a questo tema?

Con “Lo stupore della tavola” il vescovo Derio ha scritto una lettera pastorale rinascimentale. È un documento di grande interesse e di notevole originalità. Ne emerge la figura di un uomo di Chiesa e di un umanista, che vede nella concretezza la via della realizzazione del messaggio evangelico.

Occupandomi da parecchi anni di arte, poesia, musica e teatro, nel leggere la sua lettera sono stato preso quasi da un’emozione edonistica: stabilire come assi portanti della sua proposta di cammino la pittura di Caravaggio, i versi di Turoldo, di Rilke, le riflessioni di Catherine Ternynck, di Byung-chul Han, di Josep Maria Esquirol… beh, devo confessare che ho provato con intensità il piacere dello stupore!

Poi, però, ho pensato a uomini di Chiesa e teologi come Guardini, Rahner, von Balthasar, e a quanto abbiano contribuito a sollevare il tema della spiritualità della bellezza, fino ad identificare questi due termini. E allora dallo stupore sono passato alla meditazione, che credo sia il vero obiettivo della lettera pastorale.

Quanto alla bellezza come fonte di ricchezza materiale, scontiamo su questo dato inequivocabile troppi decenni di ritardo da parte della politica sia locale che nazionale e del sistema culturale complessivo. Le condizioni ci sarebbero tutte, ma nelle istituzioni manca il lievito della consapevolezza, lo spirito di finezza necessario.

Da questa angolazione, l’Italia unita è nata male. Tuttavia, l’ampia platea dell’associazionismo e del civismo hanno compiuto negli ultimi tempi passi da gigante nel tentativo di recuperare il tempo perduto. Basterebbe che la politica ascoltasse le loro istanze e le traducesse in atti decisionali.

Ci sono indubbiamente in politica uomini e donne di valore, ma sono pochi e poco ascoltati. Solo quando nell’agenda delle istituzioni pubbliche (e nei loro bilanci) la parola “cultura” sarà scritta tra quelle in cima alla lista, solo allora il nostro Paese avrà una classe dirigente degna di questo nome.


6) Cultura e lavoro. Non sempre il lavoro culturale ha un’adeguata considerazione. Come e perché, invece, il mondo produttivo può vedere nella cultura un ambito di costruzione di sviluppo?

Per produrre occorre prima pensare e per produrre bene occorre prima aver pensato bene. Senza progettualità e progettazione le attività di impresa sono pericolosamente poggiate sulla sabbia o sulla pastafrolla del consumismo, che una volta soddisfatti i suoi appetiti si rivolge o viene indotto a rivolgersi alle nuove mode del momento.

Però, anche il lavoro culturale presenta dei limiti: il contagio del pensiero debole e dei suoi mediocri paladini non è ancora passato del tutto, anzi talvolta si ripresenta sotto mentite spoglie. Chi fa cultura deve essere cosciente della sua responsabilità sociale: la creatività muore nell’individualismo salottiero, ma prolifica nella dimensione comunitaria ed etica.

Occorre che artisti e intellettuali abbiano chiaro che la parola “autore”deriva dal verbo latino “augere”, il cui significato è “accrescere”, “aumentare”, “sviluppare”, “ingrandire”. Autore è chi si fa promotore di crescita e benessere.

L’imprenditore stesso, con la sua inventiva e perspicacia, è un autore a tutti gli effetti.


7) Quali prospettive, tutto ciò considerato, per “Terre d’Acaia”?  

Ricordo un aneddoto raccontato dal grande Luigi Veronelli: trovandosi in Borgogna nel lontano 1956, vi incontrò il celebre vignaiolo René Engel, che gli disse: “Vedi, voi avete uve d’oro e fate vini d’argento, noi uve d’argento e vini d’oro”.

Secoli di passione, giudizio e lavoro instancabile possono fare miracoli. Da questo monito bisogna partire. Se l’obiettivo dei promotori di “Terre d’Acaia” è quello di far sì che le loro uve d’oro facciano vini d’oro  – e mi sembra che ne abbiano tutte le intenzioni – il progetto non solo avrà successo, ma diventerà uno dei marchi di fabbrica territoriali più rilevanti del Piemonte e non solo.

Marco Margrita

Per gentile concessione de Il Monviso settimanale


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Terre d’Acaia, contributo alla comprensione di un nuovo paradigma sociale

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"#civismodeiproduttori, #lavoro, #impresa tra #comunità, #infosfera ed #Europa. Facciamo squadra?". Ieri lunedì 25 febbraio presso la Sala Pacem inTerris a Pinerolo, un convegno organizzato dall'ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro della #DiocesidiPinerolo in collaborazione con #UCID Piemonte/Valle d'Aosta e #MCL Piemonte: un incontro dal duplice intento, presentare al mondo imprenditoriale la lettera pastorale #Lostuporedellatavola del #VescovodiPinerolo Mons. Derio #Olivero, e ripondere insieme agli uomini e donne del mondo dell'impresa alla domanda posta nel titolo. La riflessione partita dalla necessità di non trovarsi presi in contropiede dal cambio di paradigma della nostra società, come altre volte avvenuto, richiama il ruolo della #Chiesa e la necessità di ritrovarsi a comprendere quanto avviene consci della possibilità di innescare processi insieme. Grazie al Presidente della #CameradiCommercio di Torino, ing. Vincenzo #Ilotte è stato possibile analizzare i dati sulla natalità/mortalità delle imprese sul territorio freschi di presentazione nel pomeriggio in conferenza stampa, dal dato 2009/2018 le iscrizioni alla Camera di Commercio di Torino sono state 13.352, mentre le cessazioni 14.032. Il tasso di crescita del tessuto imprenditoriale, al netto delle cessazioni d'ufficio, non è particolarmente incoraggiante, il tasso di natalità è al 6,0%, il tasso di mortalità al 6,3%. Guardando alle aree omogenee della provincia di Torino solo Torino ha un segno più con un +0,15% (pesando per il 48,4% del tessuto imprenditoriale provinciale) mentre Pinerolo ha un dato negativo per -0,88% (pesando per il 5,8%). Non ci si è voluti scoraggiare, naturalmente, ma si è scelto di rilanciare verso il futuro per sostenere quel lavoro buono, partecipativo, creativo, di cui ha parlato Papa #Francesco nella #EvangeliiGaudium grazie alla relazione di don Luca #Peyron, docente di spriritualità dell'innovazione presso l' Università di Torino e la Cattolica di Milano che ha posto l'attenzione su pericoli e potenzialità di quell'infosfera fatta di tecnoliga in cui tutti, comprese le imprese, sono necessariamente immerse. Ha inoltre presentato per la prima volta il suo nuovo libro "L'incarnazione digitale. Custodire l'umano nell'infosfera" ed. Elledici). Si è aggiunto la testimonianza delle grandi e piccole reti di imprese che sono segno della strada collaborativa e generativa da intraprendere, dal #CPE con l'ing. Francesco #Carcioffo, amministratore delegato di #ACEAPinerolese, il dr. Piero #Colombo, direttore #BNI Pinerolo, il dr. Gianluca #Blandino, amministratore delegato di #DAIImpresa. Interessante e puntuale l'esposizione dello strumento dell' #Atlantedeivaloriterritoriali da parte del direttore progettuale della fondazione #Pacchiotti, Giacomo #Bottino, strumento di messa in rete e realizzazione della visone delle #terredacaia utile anche per raccordare il tavolo con imprese con quello col mondo agricolo organizzati con la presentazione della lettera pastorale dall'ufficio diocesano che persegue il progetto della valorizzazione del territorio, delle sue eccellenze attraverso il filo delle "Terre d'Acaia" non come mera operazione di branding ma come contributo alla comprensione del nuovo paradigma sociale in fase di dispiegamento che non può vedere scollegate cultura, economia, politica, istruzione grazie ad un dialogo che diventa sistema. L'introduzione del convegno, che ha visto un pubblico estremamente attento e qualificatoè toccata a Marco #Margrita, Presidente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) che ha segnalato la piena disponbilità come realtà civile ed ecclesiale alla collaborazione, ben evidente dal contributo significativo all'organizzazione di un simile importante appuntamento, mentre la conclusione, prima dei saluti del Vescovo, è spettata al Presidente nazionale dell'Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti (UCID), dr. Riccardo #Ghidella che ha rimarcato la presenza dei #cattolici nel mondo impresnditoriale a servizio della Chiesa e delle #comunità. Coordinava i lavori il direttore dell'ufficio diocesano Giancarlo Chiapello (NOTA A CURA DELL' #UPSLPinerolo)

Gepostet von UPSLPinerolo am Dienstag, 26. Februar 2019

TERRE D’ACAIA DIVENTA ADULTA

Terre D’Acaia, il progetto al quale abbiamo lavorato in questi anni, diventa adulto e, come è giusto che sia, imbocca la propria via e cresce autonomamente. Abbiamo festeggiato questo risultato lunedì 25 febbraio, grazie all’iniziativa dell’Ufficio Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Pinerolo, e in particolare di Giancarlo Chiapello.

La serata di presentazione della lettera pastorale del Vescovo Derio Olivero al mondo imprenditoriale ha assunto il più profondo significato di un vero vertice economico, grazie alla presenza del Presidente della Camera di Commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, dell’amministratore delegato di ACEA Pinerolese, Francesco Carcioffo, del direttore progettuale della Fondazione Pacchiotti, Giacomo Bottino, del presidente nazionale Ucid, Riccardo Ghidella, di Marco Margrita, in rappresentanza di Echos Group Italia e di molti imprenditori e rappresentanti di organizzazioni produttive.

Il ruolo del Centro Studi Silvio Pellico, che del brand territoriale del pinerolese, di quel “piano Langhe”, come lo definì tre anni or sono l’assessore Alberto Valmaggia, primo sostenitore istituzionale del progetto, non verrà certamente meno. Lo abbiamo sostenuto e continueremo a sostenerlo e narrarlo, come motore culturale. Ma perché #terredacaia cresca e metta salde radici, occorre che a rilevare il testimone siano le realtà produttive ed economiche.

Questo sta avvenendo. Ed è il nostro più grande successo.

La visione delle Terre d’Acaia
contributo alla comprensione di un nuovo paradigma sociale

Lunedì 25 febbraio 2019, presso la Sala Pacem inTerris a Pinerolo, un convegno organizzato dall’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro della #DiocesidiPinerolo in collaborazione con#UCID Piemonte/Valle d’Aosta e #MCL Piemonte: un incontro dal duplice intento, presentare al mondo imprenditoriale la lettera pastorale#Lostuporedellatavola del #VescovodiPinerolo Mons. Derio #Olivero, e ripondere insieme agli uomini e donne del mondo dell’impresa alla domanda posta nel titolo. La riflessione partita dalla necessità di non trovarsi presi in contropiede dal cambio di paradigma della nostra società, come altre volte avvenuto, richiama il ruolo della #Chiesa e la necessità di ritrovarsi a comprendere quanto avviene consci della possibilità di innescare processi insieme.

Grazie al Presidente della#CameradiCommercio di Torino, ing. Vincenzo #Ilotte è stato possibile analizzare i dati sulla natalità/mortalità delle imprese sul territorio freschi di presentazione nel pomeriggio in conferenza stampa, dal dato 2009/2018 le iscrizioni alla Camera di Commercio di Torino sono state 13.352, mentre le cessazioni 14.032. Il tasso di crescita del tessuto imprenditoriale, al netto delle cessazioni d’ufficio, non è particolarmente incoraggiante, il tasso di natalità è al 6,0%, il tasso di mortalità al 6,3%. Guardando alle aree omogenee della provincia di Torino solo Torino ha un segno più con un +0,15% (pesando per il 48,4% del tessuto imprenditoriale provinciale) mentre Pinerolo ha un dato negativo per -0,88% (pesando per il 5,8%).

Non ci si è voluti scoraggiare, naturalmente, ma si è scelto di rilanciare verso il futuro per sostenere quel lavoro buono, partecipativo, creativo, di cui ha parlato Papa #Francesco nella #EvangeliiGaudium grazie alla relazione di don Luca #Peyron, docente di spriritualità dell’innovazione presso l’ Università di Torino e la Cattolica di Milano che ha posto l’attenzione su pericoli e potenzialità di quell’infosfera fatta di tecnoliga in cui tutti, comprese le imprese, sono necessariamente immerse. Ha inoltre presentato per la prima volta il suo nuovo libro “L’incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera” ed. Elledici).

Si è aggiunto la testimonianza delle grandi e piccole reti di imprese che sono segno della strada collaborativa e generativa da intraprendere, dal #CPE con l’ing. Francesco #Carcioffo, amministratore delegato di #ACEAPinerolese, il dr. Piero #Colombo, direttore #BNI Pinerolo, il dr. Gianluca #Blandino, amministratore delegato di #DAIImpresa.

Interessante e puntuale l’esposizione dello strumento dell’#Atlantedeivaloriterritoriali da parte del direttore progettuale della fondazione #Pacchiotti, Giacomo #Bottino, strumento di messa in rete e realizzazione della visione delle #terredacaia utile anche per raccordare il tavolo con imprese con quello col mondo agricolo organizzati con la presentazione della lettera pastorale dall’ufficio diocesano che persegue il progetto della valorizzazione del territorio, delle sue eccellenze attraverso il filo delle “Terre d’Acaia” non come mera operazione di branding ma come contributo alla comprensione del nuovo paradigma sociale in fase di dispiegamento che non può vedere scollegate cultura, economia, politica, istruzione grazie ad un dialogo che diventa sistema.

L’introduzione del convegno, che ha visto un pubblico estremamente attento e qualificatoè toccata a Marco #Margrita, Presidente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) che ha segnalato la piena disponbilità come realtà civile ed ecclesiale alla collaborazione, ben evidente dal contributo significativo all’organizzazione di un simile importante appuntamento, mentre la conclusione, prima dei saluti del Vescovo, è spettata al Presidente nazionale dell’Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti (UCID), dr. Riccardo #Ghidella che ha rimarcato la presenza dei #cattolici nel mondo impresnditoriale a servizio della Chiesa e delle #comunità. Ha coordinato i lavori il direttore dell’ufficio diocesano Giancarlo Chiapello (NOTA A CURA DELL’ #UPSLPinerolo)


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Gli amministratori delle Terre d’Acaia in Trentino


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Appuntamento il 27 ottobre

Finalmente si parte. Tre anni di lavoro, migliaia di chilometri, di ore, di riunioni, ed ora Terre d’Acaia è una realtà. Giovedì 27 ottobre, alle ore 12,00, presso la sala stampa della Regione Piemonte, in piazza Castello 165, alla presenza dell’assessore regionale al paesaggio, Alberto Valmaggia, presenteremo ai giornalisti, con i sindaci dei Comuni dell’area omogenea pinerolese della Città metropolitana di Torino, il volume che raccoglie le linee ispiratrici del progetto di brand territoriale. Partecipate, intervenite.

 

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Giancarlo Chiapello (a cura di)
Terre d’Acaia
Visioni e strategie per il «vero Piemonte»
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CON UNA PREFAZIONE DI ALBERTO VALMAGGIA,
assessore al paesaggio della Regione Piemonte

«Terre d’Acaia è un progetto che rilancia verso un futuro dove il capitale umano e il capitale sociale diventano motore di sviluppo. È un progetto che raccoglie un territorio ampio e omogeneo che può ritrovare la sua unitarietà di azione in una proposta organica e articolata. Altri territori piemontesi questa scommessa l’hanno fatta, e proprio partendo da questa consapevolezza hanno costruito storie belle che danno risposte concrete alle comunità locali nel solco dello sviluppo sostenibile.»

Alberto Valmaggia, assessore Regione Piemonte

«Occorre uno scatto di orgoglio, una retorica dell’appartenenza, capace di unire comunità tradizionalmente poco propense a un modello cooperativo e collaborativo di sviluppo e di promozione del territorio, divise in Comuni piccoli, rappresentativi di storie secolari divergenti. Occorre una nuova narrazione.»

Marco Civra

«Un processo di valorizzazione di questo patrimonio materiale e immateriale passa attraverso la consapevolezza, la conoscenza, la sostenibilità, l’innovazione economica per una qualità della vita più alta. Attraverso il brand “Terre d’Acaia” è possibile con semplicità costruire qualcosa di bello.»

Giancarlo Chiapello

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Terre d’Acaia
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CON UNA PREFAZIONE DI ALBERTO VALMAGGIA,
assessore al paesaggio della Regione Piemonte

«Terre d’Acaia è un progetto che rilancia verso un futuro dove il capitale umano e il capitale sociale diventano motore di sviluppo. È un progetto che raccoglie un territorio ampio e omogeneo che può ritrovare la sua unitarietà di azione in una proposta organica e articolata. Altri territori piemontesi questa scommessa l’hanno fatta, e proprio partendo da questa consapevolezza hanno costruito storie belle che danno risposte concrete alle comunità locali nel solco dello sviluppo sostenibile.»

Alberto Valmaggia, assessore Regione Piemonte

 

 

«Occorre uno scatto di orgoglio, una retorica dell’appartenenza, capace di unire comunità tradizionalmente poco propense a un modello cooperativo e collaborativo di sviluppo e di promozione del territorio, divise in Comuni piccoli, rappresentativi di storie secolari divergenti. Occorre una nuova narrazione.»

Marco Civra

 

 

 

«Un processo di valorizzazione di questo patrimonio materiale e immateriale passa attraverso la consapevolezza, la conoscenza, la sostenibilità, l’innovazione economica per una qualità della vita più alta. Attraverso il brand “Terre d’Acaia” è possibile con semplicità costruire qualcosa di bello.»

Giancarlo Chiapello


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Cappella di Sant’Anna a Cercenasco

Volti Vergine (1)

La Cappella di Sant’Anna si trova nel centro dell’abitato di Cercenasco. Si compone di due corpi contigui, costruiti in due momenti distinti: una navata, risalente agli anni Quaranta dell’Ottocento, e un’aula quadrangolare, edificata nel XV secolo e attualmente fungente da abside, separata dalla navata ottocentesca da un arcone che, in origine, costituiva l’unico accesso alla cappella. Proprio nell’abside si cela una gemma di assoluto pregio nel panorama della storia dell’arte locale di fine Quattrocento: sulla volta e sull’antico arco d’accesso sono narrati alcuni episodi delle Storie della Vergine (lo Sposalizio, l’Annunciazione e la Visitazione di Maria a santa Elisabetta, la Dormitio Virginis e l’Incoronazione), distribuiti fra le quattro vele, e la Disputa di Gesù fra i dottori del tempio, su quella che in origine era la facciata della cappella. Sul lato opposto dell’arcone d’accesso è affrescato un ricco tralcio vegetale interrotto da tre tondi contenenti i volti di Cristo, sulla sommità, e di due chierici tonsurati, ai lati. Concludono il ciclo alcuni lacerti di una scena raffigurante un coro di angeli, sullo sguancio della finestra del muro di fondo, e un San Cristoforo, attualmente su un cavalletto all’interno della cappella ma in origine sulla parete esterna rivolta verso la piazza, dalla quale è stato staccato per ragioni conservative.

Gli affreschi costituiscono la punta di diamante della produzione di un artista di grande bravura che, rimasto anonimo, è noto con l’appellativo di Maestro di Cercenasco, nome di comodo coniato dalla critica proprio in riferimento ai dipinti della cappella di Sant’Anna. Il Maestro lavorò in diverse zone del Piemonte e, in particolare, nel pinerolese, territorio in cui è concentrata la maggior parte della sua produzione conservata, e fu attivo fra l’ultimo decennio del Quattrocento ed il secondo del Cinquecento.

AUDIOGUIDA IN ITALIANO

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La dispensa descritta – Cantina L’Autin

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I piedi saldamente posati nella propria terra, con lo sguardo rivolto al mercato globale. È la via per rilanciare il territorio pinerolese e sfidare con buoni risultati la crisi. Mario Camusso, una storia da imprenditore di successo nel settore delle cave, nel 2010 ha tentato la scommessa della produzione vinicola in una terra nella quale la vite ha avuto una storia significativa quasi dimenticata. Vigne a Campiglione Fenile, cantina di produzione a Barge, e la testa dura come le pietre che estrae dalla montagna.

Mario CamussoCosì Mario Camusso, con la consulenza dell’enologo Gianfranco Corsero, alla fine l’ha spuntata.
Le cantine L’Autin sono oggi una realtà produttiva piccola ma consolidata, con una produzione interamente legata al territorio e rivolta al mercato estero. Sei etichette fra bianchi e rossi (Pellengo, Ver Bian, Gemma Vitis, El Merlu, Finisidum, Rubellus), tutte riferite alla doc Pinerolese e, per festeggiare il lustro di attività, un passito di malvasia moscato, Passi di Gio, presentato in anteprima a Barge nel corso di una serata di eccezione, con un centinaio di ospiti e giornalisti invitati appositamente nella residenza Camusso per degustare la vendemmia 2014 in anteprima.

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10997714_762843287145944_5200565637746809955_oSotto la regia di Mario Fina, che delle Cantine L’Autin cura l’immagine coordinata, e con la presentazione di Alessandro Felis, l’azienda ha voluto sottolineare la propria vocazione alla valorizzazione del territorio delle Terre d’Acaia, coinvolgendo gli alunni dell’Istituto “A. Prever” di Pinerolo, coordinati dai docenti Luciano Regaldo e Ernestino Bugliolo, in sala e in cucina, per affiancare uno chef d’eccezione, Walter Eynard, affiancato dello staff del Somaschi Hôtel – Monastero di Cherasco, che ha presentato un percorso gastronomico di altissimo livello per valorizzare le degustazioni della produzione vinicola L’Autin.

Walter Eynard

Walter Eynard

Gli alunni del Prevert alla serata L'Autin

Gli alunni del Prevert alla serata L’Autin


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La dispensa descritta – biodiversità e golosità a Massello

Tortino di ortiche

Tortino di ortiche

Recuperare le produzioni locali del territorio è più di una scommessa culturale. Tutelare la biodiversità significa proteggere la montagna e insieme garantire nuove opportunità di sviluppo. Lo stanno dimostrando concretamente molti piccoli comuni del territorio, che si stanno rivelando come i veri motori propulsori di una concezione di sviluppo reale e concreta.
Dalla reintroduzione delle coltivazioni di grano saraceno a Fenestrelle all’eccellenza del Ramìe a Massello, la montagna produce, attira turisti, propone modelli di sviluppo ecologici ed economicamente di successo.
Se ne è parlato sabato 16 maggio, alla Foresteria di Massello, nel corso di un seminario organizzato dalla rete di “Alleanza delle Alpi” per presentare i primi risultati del programma dynAlp-nature, ospiti del sindaco Antonio Chiadò e con la presenza di Igor Bonino, vice presidente dell’Unione Montana Val Chisone e Germanasca.
Il programma “dynAlp-nature” sostiene progetti di cooperazione transnazionale che promuovono l’interconnessione di ambienti naturali, la tutela della biodiversità e del paesaggio alpino.
Al programma “dynAlp-nature” partecipano comuni membri della Rete “Alleanza nelle Alpi” coinvolti in quattro diversi progetti.
«Paesaggio e biodiversità nel piatto – spiega Antonio Chiadò – è un progetto per la promozione dei prodotti agricoli mediante la produzione dei quali si mira a valorizzare paesaggio e biodiversità. La gestione e coltivazione dei territori montani ha plasmato il paesaggio nel corso dei secoli e in molti casi ha creato le condizioni per una ricca biodiversità. Negli ambienti aperti, sorti grazie allo sfruttamento tradizional di prati e pascoli, si è così potuta sviluppare una grande varietà di piante e animali. Con l’abbandono di queste forme di utilizzo, questi preziosi ambienti vengono colonizzati da vegetazione invasiva, finché arbusti e alberi prendono il sopravvento sull’habitat prativo degli ambienti aperti. Attraverso la commercializzazione dei prodotti locali, è possibile consolidare e rilanciare un’agricoltura regionale in armonia con la natura.»

Pizzoccheri di grano saraceno

Pizzoccheri di grano saraceno


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La dispensa descritta – Agriturismo Il Tiglio

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Adagiata ai piedi della montagna su cui sorgeva il leggendario “castello del lupo”, a 395 mt. di altitudine e immersa nel verde, la piccola cascina di fine ‘700 dell’agriturismo “Il Tiglio” si erge dalla piana di Miradolo.
L’interno è un tuffo nel passato contadino, vecchi quadri di famiglia, travi in legno cui appendere i salumi a stagionare, tavoli che ospitano memorabili serate, cucina tipica del Piemonte, il Tiglio è un rifugio confortevole per chi vuole evadere dalla vita frenetica della città.
A disposizione degli ospiti ampio parcheggio, parco giochi per i più piccoli, campi da calcio e pallavolo, piscina estiva, calcetto, ping-pong, palestra, campi da bocce .
L’azienda agricola alleva cavalli, asini, maiali, capre, pecore, oche, conigli, anatre, polli, galline e animali da compagnia.

Adiacente alla fattoria, il bosco sul torrente Chisone, con percorsi per passeggiate a piedi, in bicicletta o a cavallo, permette anche ai più piccoli di osservare la flora e la fauna.

Tutta la zona è interamente pianeggiante, e l’intera struttura è priva di barriere architettoniche, quindi adatta anche a bimbi molto piccoli e ai disabili.
A 3 km., la città di Pinerolo, conosciuta in Europa per la scuola di cavalleria, con i suoi musei della preistoria, etnografico ecc..
Di interesse particolare il comprensorio delle Valli Valdesi che offre molti spunti per visite a carattere storico e culturale.


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